Il diritto di essere sé stessi | Lupo giù per terra (Bompiani, 2026)

Dal lavoro in azienda alla scrittura. Dalla strada battuta e riconosciuta alle salite senza scorciatoie. Alcuni "perché" diventano la breve storia di come nasce e cosa è davvero Lupo giù per terra, il mio primo romanzo.
Perché un romanzo, perché proprio ora.
Per tutta la vita ho pensato la scrittura potesse rappresentare, al massimo, un hobby. Qualcosa a cui dedicarmi nei ritagli di tempo.
Sono nata nel 1976, cresciuta in provincia negli anni ’80. Gli amici erano quelli del muretto e quando si viaggiava in treno, in interrail, ci si dava appuntamento in un giorno preciso, a un’ora precisa, in una piazza precisa. Non c’era modo di comunicare se qualcosa era andato storto e quel giorno non saremmo arrivati.
Crescere voleva dire trovare un lavoro all’interno di un menù alla carta, con un numero finito di portate (realizzate con ingredienti chiari e tempi di cottura fissi). La scrittura non era contemplata tra le portate, non era un “vero” lavoro.
C’è voluto tempo, tanto tempo – vent’anni di azienda, un cammino di Santiago, diversi anni di analisi e una pandemia mondiale – per trovare il coraggio di prendere una strada diversa, e iniziare a cucinare a modo mio.
Ebbene, se questo blog ha rappresentato il mio antipasto, Lupo giù per terra è la prima delle portate principali del mio nuovo menù.
Perché questa storia e non un’altra.
Se l’obiettivo fosse stato “solo” pubblicare un manoscritto sarebbe stato molto più semplice seguire la strada del memoir (romanzare la storia del mio downshifting, degli ostacoli che ho dovuto superare, dei momenti di crisi e di quelli di gioia e liberazione) o magari quella del saggio (un bel manuale su come cambiare vita, con tanto di domande e risposte, cose da fare e da non fare). Sì, avrei potuto e magari un giorno lo farò, ma non era questo il momento. 
Desideravo che la prima pubblicazione a portare il mio nome andasse indietro nel tempo, parlasse alla me ragazzina e le dicesse: guarda che la vita è tua e sei tu a decidere chi vuoi essere.
Non dare retta a chi ti dice che c’è una strada giusta e una sbagliata, che si può essere felici solo omologandosi e entrando a far parte di categorie prefissate.
Sentirsi, essere, diversi non è sbagliato. Perché in realtà siamo tutti diversi, in quanto uguali solo a noi stessi. E prima lo capiamo meglio viviamo il nostro passaggio in questo mondo.

Ok, ma di cosa parla?
Francesca, la protagonista, nasce completamente coperta di peli durante la grande nevicata del ’73 che blocca l’intera Irpinia per giorni. Dopo un’infanzia e un’adolescenza isolate, superate grazie al dono dell’invisibilità (lupetti neri per tutte le stagioni, tabelle di marcia serratissime per evitare i momenti di socialità imposti dalla scuola, walkman sempre con lei per allontanarsi dal vociare tutto intorno…), si trasferisce a Roma per studiare. 
È il 1993, tra le strade di un Pigneto che cambia, la minaccia dell’HIV e i grandi movimenti politici e sociali dell’epoca, Francesca impara a guardarsi allo specchio, a farlo davvero. 
Lupo giù per terra è un romanzo di formazione che racconta cosa significa crescere sentendosi diversi e attraversare il passaggio all’età adulta mentre il mondo cambia radicalmente insieme a noi: dal terremoto in Irpinia del 1980 alla caduta del Muro di Berlino, fino al primo Pride italiano, a Roma, nel 1994.
Lo fa attraverso la storia della protagonista, certo, ma racconta anche tanto altro: delle generazioni che hanno vissuto quegli anni; dell’educazione affettiva (assente) che ci portiamo addosso come società, come una seconda pelle, ancora oggi; di pietre miliari della musica che hanno scandito il passare del tempo. 

Perché una ragazzina irsuta?
Ti chiedo una cosa: quante persone affette da questa anomalia funzionale conosci? Io nessuna. Ho dovuto studiare per comprendere cosa comporta per chi la vive dal punto di vista fisico. 
E allora perché proprio questa “diversità”? Perché se ne avessi scelta una più comune (o anche solo più conosciuta) avrei rischiato che i lettori si immedesimassero nella caratteristica in sé e non nel concetto di diversità. 
Doveva essere qualcosa di talmente lontano dalla nostra quotidianità da permettere di andare oltre e non guardare più a Francesca e ciò che la rende diversa ma a ciò che si prova nel sentirsi tale. 

E gli altri personaggi?
Anche se il termine non mi piace l’ho utilizzato più volte in queste righe perché è inutile nascondersi e far finta che le cose che non ci piacciono non esistano. E quindi, eccolo di nuovo: Francesca nasce, e viene trattata da, e si sente DIVERSA, ma diversa da chi? Siamo proprio sicuri che sia l’unica a essere “fuori norma”?
Attraverso le pagine del romanzo abbiamo modo di conoscere (e affezionarci a, si spera) diversi coprotagonisti.
C’è Carlo, bellissimo e ribelle come Kurt Cobain.
C’è Marta, che dentro è Fabio da tutta la vita.
C’è Matteo, che è Giulio da quando suo fratello non c’è più.
C’è Livia, che è tutto ma si sente niente.
C’è Maria, il maestro Miyagi se fosse nato in Italia.
C’è Rosi, con i suoi caffè, le Peroni e le pillole di saggezza.
E c’è il Pigneto, quello vero, post pasoliniano e pre gentrificazione. Dove operai e studenti si incontrano al bar (non ce n’erano tanti come adesso e di ristoranti neanche l’ombra, al massimo un Vini e Oli) o al dopolavoro o al Forte Prenestino e sognano un mondo più giusto. Di più, non si limitano a sognarlo visto che (per dirne una) grazie alle proteste di quegli anni oggi possiamo godere di un monumento naturale come il Parco delle Energie, precedentemente destinato ad accogliere un centro commerciale.

Perché i primi anni ’90?
Un periodo troppo vicino per essere considerato “storico” e troppo lontano per essere contemporaneo. Un decennio che sentiamo nominare per i costanti rimandi alla musica o alla moda del tempo… ma cosa sono stati, davvero, gli anni ’90?
Il muro di Berlino era appena crollato e l’Europa cercava di capire che forma avrebbe preso. L’Italia era teatro delle inchieste di Mani Pulite che avrebbero accompagnato alla scomparsa dei partiti tradizionali e al passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. I tagli all’istruzione, uniti alla rabbia per gli scandali di Tangentopoli, portarono un’intera generazione di ragazzi in piazza, a occupare pacificamente scuole, edifici pubblici, piazze. 
Lupo giù per terra racconta una generazione che cresce insieme a un Paese che cambia pelle.
La provincia da cui si parte per studiare.
La città in cui si arriva per diventare qualcun altro.
La musica che accompagna tutto: grunge, britpop, alternative rock, hip hop.
Gli oggetti che diventano icone – il motorino Sì, il Walkman, i Ray-Ban – e i centri sociali che fungono da luogo di aggregazione e sperimentazione.
Racconta di un tempo in cui, prima del G8 di Genova e dei vent’anni di berlusconismo, tutto sembrava ancora possibile.

In sintesi
Leggilo se…
hai vissuto gli anni ’90 o vuoi scoprire cosa significava viverli,
ami le storie di crescita, quelle in cui non ti salvi da sola ma insieme alle persone intorno a te,
conosci il desiderio di andare via e, qualche volta, quello ancora più difficile di tornare,
cerchi personaggi imperfetti, strani, fragili, indimenticabili,
pensi che trovare il proprio posto nel mondo significhi prima di tutto capire chi siamo.

Se sei qui magari già lo sai ma in caso non fosse così e vuoi consigliare Lupo giù per terra a qualcuno a cui credi possa piacere, ti condivido due parole sull’autrice (che poi sarei io).
Sono nata in Irpinia, il terremoto dell’80 è il mio primo ricordo, ho vissuto gran parte della vita a Roma, dove ho lavorato come manager di una grande azienda. Nel gennaio 2021 ho lasciato la città, il lavoro e il mio amato Pigneto e da allora non ho mai smesso di scrivere. Ho viaggiato in 67 Paesi zaino in spalla e oggi vivo tra l’Italia (con Silvia, mia moglie, e Mauro, il nostro gatto) e Lanzarote.
Ci vediamo in giro
Se vuoi saperne di più, se hai domande, se ti va di parlare degli anni ’90, di cosa voglia dire essere sé stessi o semplicemente di noi, ci vediamo in giro per lo stivale. Sul mio profilo Instagram pubblico di volta in volta le date degli incontri. 
Se hai già letto la storia di Francesca e dei suoi compagni di viaggio e ti è piaciuta: parlane con gli amici, in famiglia, sulle piattaforme dove lo hai acquistato o con i tuoi librai di fiducia. È un mondo difficile lì fuori, la cultura non fa eccezione. Anzi. 

Lupo giù per terra è il mio primo romanzo.
Lo trovi in tutte le librerie e su amazon a questo link https://amzn.eu/d/0fuDSNKx

È Marta ad avere la meglio: “Che colpa c’hai te pe’ come sei?” Lo dice in tono di sfida, alzando il mento nella mia direzione.
“Che vuoi dire?”
“Quello che ho detto, che tu mica c’hai colpa per quello che t’è successo. Io sì, è una scelta mia. O così dice il vecchio, dice che posso scegliere, io.”
“Ma tu davvero credi di poterlo fare?” Maria ha un’inflessione incerta nella voce: non è il maestro a parlare, non ha la risposta pronta a questa domanda. Vuole sapere, vuole capire.
Marta abbassa lo sguardo, il mento non più fiero, e con la forchetta rigira i cocci delle vongole nel piatto vuoto: “A me non è che mi fa piacere quando mi sento prudere tutta sotto le calze di nylon di Marcella, e neanche non sapere chi c’è davanti a me nello specchio.”
È in quell’istante che capisco: Marta non esiste, non è mai esistita. Stupida io, che per mesi ho cercato di capire quando c’era lei e quando Fabio. È sempre lui, è sempre stato lui, per tutto questo tempo. Marta è la copertura che deve usare per sopravvivere in questo mondo.

Continua a leggere